La terapia a distanza

La terapia a distanza

Per il TNPEE la comunicazione e la relazione sono fondamentali per creare un'alleanza terapeutica, che da sempre lo porta ad indicare il trattamento in presenza come quello elettivo. In questo momento tuttavia è indispensabile ridurre al minimo il rischio di contagio per gli utenti e gli operatori.

Veicolare il trattamento in modalità telematica può essere quindi al momento una delle risorse delle quali avvalersi, come già accade in altri Paesi, la cui popolazione è distribuita in territori estremamente vasti, come nel caso degli Stati Uniti d’America e dell’Australia, dove gli studi confermano l'efficacia del supporto a distanza ed evidenziano risultati correlati all'intensività della terapia, ma anche all'ottimizzazione degli effetti.

Non può essere automatico il passaggio da un trattamento diretto ad uno indiretto, quindi sarà importante valutare attentamente, caso per caso, la possibilità di modificare l’intervento, considerando il contesto entro cui tale nuova modalità dovrebbe realizzarsi nei termini di situazioni ambientali, compliance e possibilità concreta di lavorare in rete.

Occorrerà ridefinire il progetto riabilitativo, in maniera coordinata con l’equipe di riferimento e con la famiglia, in continuità con quello che veniva svolto in precedenza, ma stabilendo nuovi obiettivi sulla base del profilo di sviluppo del bambino e tenendo conto dei mezzi e delle disponibilità strumentali ed emotive dei suoi caregiver. Prima di avviare il progetto andrà fatta un’analisi accurata degli strumenti a disposizione, nel rispetto dei tempi, degli spazi e dell’organizzazione familiare.

Le Checklist di informazioni che permettono di verificare nel tempo l’efficacia dell’intervento o monitorare situazioni in cui non è stato possibile adottare la modalità a distanza per motivi familiari o tecnici possono essere un valido supporto anche nei progetti ciclizzati.

Le modalità di intervento a distanza
1. ​modalità sincrona​: la terapia viene condotta dal terapista in videochiamata diretta con il paziente attraverso piattaforme online; ciò richiede una connessione interattiva audio e video (ad es. condivisione di schermo e utilizzo di software), eventualmente supportata dal caregiver.
2. ​modalità asincrona​: la terapia si realizza attraverso l’invio di materiali o videoclip con attività da svolgere in autonomia (genitore/bambino) o mediate dal caregiver. Il terapista successivamente richiede feedback al caregiver (attraverso la condivisione di video, materiali o colloquio) e fornisce ulteriori indicazioni al riguardo. Questa modalità permette di supportare, attraverso un intervento di counseling, le famiglie nel riorganizzare le routine nei momenti di interazione quotidiana.
3. ​modalità miste​: fanno riferimento alle terapie in cui all’intervento in modalità sincrona segue un programma di attività di rinforzo, sulle quali organizzare un monitoraggio ragionato e organizzato in relazione agli incontri in videochiamata.

Gli interventi di tipo neurocognitivo (disturbi dell’apprendimento, disturbi visuo-spaziali, disturbi cognitivi, di linguaggio e delle funzioni esecutive) soprattutto in età scolare si prestano alle prime due modalità e trovano beneficio da una modalità sincrona, garantita da una interazione circolare sulle abilità emergenti e sulle difficoltà integrate.

Gli interventi neuromotorio e neuro e psicomotorio si possono prestare ad una modalità mista con la mediazione del caregiver.

Gli interventi con bambini che presentano disturbi globali del neurosviluppo (disturbo dello spettro autistico, disabilità intellettiva, disturbi della comunicazione sociale, ma anche disturbo dell’attenzione e dell’iperattività o disturbo oppositivo provocatorio) si possono prestare ad una modalità asincrona. Ciò permette di supportare il caregiver in relazione al gioco condiviso e alla facilitazione della comprensione dei comportamenti problema, attraverso lo scambio e la discussione.

Gli interventi con pazienti che presentano disabilità motorie sono quelli che meno si prestano alla terapia a distanza. In questi casi va effettuata una valutazione con l’equipe in merito all'eventuale non differibilità, rispettando le misure previste per la terapia in presenza. In ogni caso l’utilizzo di una modalità asincrona, pur non permettendo di perseguire il progetto riabilitativo, può essere un modo per sostenere la famiglia nella gestione della quotidianità e monitorare il benessere del bambino.

Tuttavia si sottolinea nuovamente che il TNPEE effettua la sua presa in carico non soltanto in base alla diagnosi clinica, ma anche in relazione a come essa si esprime ed evolve nell'ambiente di vita del paziente, cioè all'interno di un sistema complesso influenzato da molteplici variabili, psicologiche, sociali, economiche, civili e spirituali, fra loro interagenti ed in grado di influenzare l’evoluzione della malattia. Pertanto nella decisione di non differibilità della prestazione il TNPEE, insieme allo specialista di riferimento, deve tenere conto anche di questi fattori.

(estratto da "Linee di indirizzo e raccomandazioni dell'Ordine dei TSRM e delle professioni sanitarie tecniche")