Le tue domande

La rubrica dedicata alle tue domande.

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Per questo mese ho scelto dal nostro forum una domanda legata alla fase di addormentamento dei bambini.

Mio marito ed io siamo su posizioni opposte rispetto al rituale che precede il riposo notturno di nostro figlio Nicolas di 5 anni: io sostengo che la sera non si devono fare giochi troppo movimentati, soprattutto niente tablet, ma piuttosto un bel libro di favole, come faceva mia madre con me. Lui si ostina a sostenere che invece bisogna “stancarlo” e quindi tutte le sere improvvisano battaglie con i cuscini, gare con la playstation, sfide con la spada laser. Il risultato è che alle 11 Nicolas è ancora pimpante e si rifiuta di dormire.

Non voglio essere causa di discussioni famigliari, ma mi vedo d’accordo con lei: i bambini la sera non devono essere sovrastimolati, quindi no a giochi attivi, rumori forti e luci violente, bisogna invece creare un ambiente rilassante e ovattato.
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Solitamente mi scrivono per lo più genitori, nonni, zii. Per questo mese ho scelto invece la domanda di un fidanzato affettuoso, attento e partecipe.

Gentile dottoressa, la mia fidanzata Agnese di 25 anni ha sofferto in passato di anoressia. Ultimamente ho notato che si comporta in modo strano quando ceniamo insieme: tagliuzza il cibo in pezzettini millimetrici, lamentandosi di avere un’infiammazione in bocca, spizzica qualcosa, ma non finisce mai la sua porzione, più volte l’ho sorpresa chiusa in bagno. Ho provato ad affrontare con lei l’argomento, ma si trincera dietro un silenzio ostile. Si può ricadere nell’anoressia?

Purtroppo sì e dal comportamento di Agnese deduco che è nella fase di negazione, non vuole ammettere di essere nuovamente in difficoltà e quindi è importante intervenire tempestivamente, prima che la situazione diventi cronica. Devi starle vicino, sostenendola senza colpevolizzarla, non ergerti a giudice, ma parlale con dolcezza, cercando di comprendere il suo disagio. Non esitare nel cercare aiuto in un centro specializzato.
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Ho scelto per voi questo mese il quesito di Mara, perché interessa un numero sempre più alto di persone.

Buongiorno dottoressa Chiesa, recentemente ho avuto per la prima volta in vita mia, un fortissimo attacco d’ansia incontrollata, per un attimo ho pensato che il mio cuore si fermasse e che il mio cervello fosse andato in tilt. Secondo il mio medico, che mi segue da 10 anni, non è stato un vero e proprio attacco di panico, ma questo episodio mi ha lasciato un sacco di dubbi e di paure. Le chiedo: cosa scatena gli attacchi di panico? Mara

Carissima Mara, non c’è una ragione specifica che scateni la cosidetta “crisi di panico”, ma semmai concorrono diversi fattori legati ad una situazione di stress emotivo, di tensione, di cambiamento, di perdita di sicurezza. Anche l’utilizzo di sostanze stupefacenti può alimentare il disturbo. Ti consiglio di non creare un circolo vizioso attorno a questo singolo episodio, cerca di non dargli più peso del necessario e fidati del parere del tuo medico che ti conosce da tanto tempo.
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Per il mese di maggio ho scelto dal nostro forum una domanda legata all’autismo, perché in tanti avete sottolineato come questo tema sia particolarmente sentito.

Buonasera, a mio figlio Ettore è stata recentemente diagnosticata una forma di autismo. Mia moglie ed io siamo ancora scossi, increduli e… molto molto impreparati ad affrontare il problema. Abbiamo superato lo stadio della negazione e ora siamo nella fase della colpevolizzazione: “Cosa abbiamo fatto di sbagliato, avremmo dovuto o non dovuto…” I medici cercano di farci capire che questa malattia non ha niente a che vedere con nostri presunti errori, ma noi continuiamo a non darci pace. Ci risulta anche difficile fare domande ai terapeuti che ci assistono, ci sentiamo quasi… timidi, impotenti di fronte alla nostra ignoranza e… lo confesso infastiditi. Una delle tante domande che ci poniamo, riguarda i movimenti ripetitivi di Ettore, che ci fanno andare fuori di testa. Che significato hanno?

L’autismo è un disturbo molto complesso da affrontare e le vostre emozioni, i vostri vissuti, sono assolutamente giustificati. Non abbiate timore nel cercare l’appoggio di figure professionali preparate per aiutarvi a contenere ed affrontare le vostre paure e i vostri dubbi.
Le modalità psicomotorie delle quali mi parla, si possono classificare come attività di autostimolazione e/o autoerotismo. Spesso questi movimenti ripetitivi si possono considerare tentativi di mantenere gli “oggetti” sempre in un determinato posto, di evitare che l’ambiente si modifichi. Qualsiasi cambiamento genera nel soggetto autistico un senso di angoscia intollerabile. La ripetizione quindi equivale ad un mantenimento dell’oggetto e risulta tranquillizzante.
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Ho notato dalle vostre lettere nel mese di aprile, che molti di voi sono particolarmente interessati al problema dell’autismo, è per questo che oggi ho scelto di sottolineare il messaggio della mamma di Aron:

A mio figlio Aron di 15 mesi è stata diagnosticata una forma di autismo. Avrà mai una vita normale, sarà mai autosufficiente, potrà andare in una scuola normale?

Cara mamma di Aron, non lasciarti trasportare dalla disperazione e guarda al disturbo di tuo figlio con un approccio più costruttivo. Una diagnosi precoce è fondamentale per un’evoluzione positiva del disturbo. Anni fa ho avuto un piccolo paziente con una situazione simile e, grazie ad un intervento mirato ed efficace, ha superato i suoi problemi e ormai conduce una vita normale. Affidati ad un centro specializzato in psicomotricità dell’età evolutiva e non lasciarti abbattere dalle difficoltà. Il trattamento terapeutico da ottimi risultati.
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Questo primo mese di marzo abbiamo scelto la domanda del papà di Marta che tratta un tema di forte attualità:

Sono il papà di Marta una ragazzina di 13 anni che ha sempre avuto un carattere forte e autonomo. Recentemente siamo stati convocati dai professori, perché si è resa colpevole di un atto di bullismo nei confronti di una compagna. Pare si tratti di un fenomeno isolato. Come possiamo aiutarla? Dobbiamo mandarla da uno psicologo?

Innanzitutto dovete cercare di trasmetterle fiducia, sicurezza e valori forti in cui credere. No all’eccessiva indulgenza, senza però eccedere con atteggiamenti punitivi e rigidi. Dovete cercare di motivarla con stimoli positivi. Spesso dietro l’atteggiamento da bullo si cela un malessere profondo, un disfunzionamento della personalità e dello sviluppo affettivo. Un supporto terapeutico può essere fondamentale per risolvere sul nascere una situazione che ancora non si è incancrenita.

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