Binge eating disorder

Il binge eating disorder detto anche BED, appartiene alla categoria dei disturbi del comportamento alimentare e dal punto di vista clinico si presenta con episodi di abbuffate compulsive analoghi a quelli che caratterizzano la bulimia, ma privi dei meccanismi compensatori tipici di quest’ultima (vomito, abuso di diuretici e lassativi…).

Il disturbo da alimentazione incontrollata è spesso il risultato di precedenti episodi di anoressia o bulimia e i soggetti che ne soffrono tendono a mangiare in eccesso anche al di fuori delle “grandi abbuffate”, ecco perché spesso si tratta di individui in sovrappeso od obesi.

Come negli altri disturbi legati all’alimentazione, anche in questo caso è presente una sorta di ossessione nei confronti del corpo e del peso.
Il soggetto che soffre di binge eating disorder è vittima di ricorrenti episodi di alimentazione incontrollata, caratterizzati da una parte da voracità, assunzione di quantità di cibo spropositate in un lasso di tempo limitato, anche in assenza di appetito,dall’altra da solitudine, vergogna, disgusto verso se stessi, depressione, perdita di controllo.
In genere il 5/8% di obesi soffre di BED.

Questo disturbo influenza la vita di chi ne soffre sia da un punto di vista fisico, sia psicologico, sia sociale. Può portare serie complicazioni mediche come ridotta aspettativa di vita, diabete, malattie vascolari e, come già abbiamo sottolineato, grave sovrappeso od obesità. Il quadro clinico è aggravato dall’isolamento sociale, dovuto ad un senso di vergogna ed inadeguatezza a causa del proprio stato.

Alcune esperienze di vita infantile possono facilitare il presentarsi di questo disturbo, come ad esempio la depressione genitoriale, la tendenza all’obesità famigliare, la ripetuta esposizione a commenti negativi riguardo la forma fisica e il peso. Le abbuffate diventano una via di fuga da vissuti intollerabili o possono rappresentare una difficoltà a gestire gli impulsi.

Si è individuato anche il Night Eating Disorder caratterizzato da episodi di abbuffate notturne o dal mangiare per alcune ore durante la notte. Il comportamento compensatorio più tipico è quello di mangiare poco o nulla durante il giorno. Il disturbo può manifestarsi in maniera episodica, oppure essere continuativo. Si tratta di pazienti che presentano frequentemente anche un disturbo depressivo, spesso associato ad un disturbo di personalità. La malattia insorge spesso a seguito di eventi traumatici di perdita.

Il trattamento per queste deviazioni del comportamento alimentare prevede un lavoro di equipe tra internista, dietologo, psichiatra e psicologo. La terapia si dimostra efficace in una buona percentuale di casi trattati e la prognosi è migliore che per la bulimia nervosa.