Il periodo dell’adolescenza si caratterizza per l’estrema difficoltà a formularne una definizione specifica al di là dei consueti sensi comuni: fase di passaggio, di transizione, o crisi interna all’esperienza affettiva dell’individuo. Tale difficoltà estrema sembra risiedere nella configurazione stessa di tale periodo dello sviluppo umano, caratterizzato da profondi mutamenti nell’esperienza affettiva e relazionale del soggetto, che concorrono in modo decisivo alla determinazione della fisionomia della sua identità psichica e sociale.

Tanto la ricerca psicoanalitica, quanto quella pedagogica e sociologica, non hanno potuto non rilevare tale peculiarità interna al periodo adolescenziale, che ne configura i tratti come fase dello sviluppo nella quale l’individuo da un lato non si riconosce più nella posizione del bambino e quindi non trova soddisfacente la piena dipendenza dalle relazioni con le proprie figure parentali e dall’altro mira ad aprirsi ad una serie di relazioni, che di fatto contribuiscono alla formazione dell’identità soggettiva e socialmente riconosciuta che sta ricercando.

Dal punto di vista psicoanalitico la fase adolescenziale rappresenta il momento nel quale il soggetto elabora una separazione dagli oggetti d’investimento primario, le figure genitoriali, verso oggetti di investimento secondari, extra-famigliari, nel tentativo di costruirsi un’identità indipendente, propria.

L’ambiguità del periodo adolescenziale risiede nel fatto che il soggetto “è in bilico tra vita famigliare e vita sociale”, contemporaneamente attratto e respinto da entrambi i poli.

Adolescenza